Cina: vivere per lavorare e morire di lavoro

Cina: vivere per lavorare e morire di lavoro

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Che la Cina non sia esattamente un posto facile fa vivere lo sanno tutti, ma fino a che punto sia arrivata la follia collettiva è una cosa difficile da stabilire.

Nel 2010 la Foxconn, (parte di Hon Hai Precision Industry Group) la più grande produttrice di componenti elettrici ed elettronici per i produttori di apparecchiature in tutto il mondo (produce principalmente per aziende tra le quali Amazon, Apple, Dell, HP, Microsoft, Motorola, Nintendo, Nokia, Samsung e Sony); fu sotto i riflettori per via del numero di suicidi dei propri dipendenti. Infatti 18 persone presero le scale per salire in cima all’edificio nel quale si trovavano per poi gettarsi di sotto, 14 di queste trovarono la morte.

In un rapporto realizzato successivamente da 20 università congiunte, la Foxconn venne definita come un campo di concentramento che viola gravemente le leggi sul lavoro e abusa i lavoratori fisicamente e mentalmente.

In questo rapporto i lavoratori si lamentarono con i ricercatori per il fatto che le linee di assemblaggio correvano troppo in fretta: i lavoratori infatti erano tenuti a completare ogni componente in esattamente due secondi. I lavoratori non sono autorizzati a parlare, sorridere, sedersi, camminare o muovere inutilmente durante le lunghe ore di lavoro, che li obbligano a finire 20.000 prodotti ogni giorno,” dice il rapporto. Circa il 13 per cento degli intervistati ha detto che erano svenuti nella catena di montaggio per l’alta pressione e le lunghe ore.

Dal rapporto emerse uno stile di gestione dell’azienda disumano, nel quale i lavoratori sono vittime di abusi mentali e fisici. Nella nostra indagine, quasi il 28% dei lavoratori era stato insultato verbalmente dai loro supervisori o guardie di sicurezza, il 16% aveva subito punizioni fisiche e il 38% ha detto che la propria libertà personale era stata almeno una volta illegalmente limitata.”

Successivamente la Foxconn ha chiesto a tutti i dipendenti di firmare una liberatoria che legge:

  1. Se ho problemi e difficoltà dopo l’assunzione, chiederò aiuto al Employee Care Center” (Centro di Cura del dipendente)
  2. Non danneggerò me stesso o altri; concordo sul fatto che, affinché l’azienda protegga me e gli altri, può mandarmi in ospedale qualora io presenti problemi fisici o mentali.
  3. Nel caso di lesioni non accidentali (tra cui il suicidio, automutilazione, ecc), sono d’accordo che l’azienda ha agito correttamente nel rispetto delle leggi e dei regolamenti, e non denuncerò l’azienda.

Ma questa farsa non è stata l’unica iniziativa presa da colosso Taiwanese per tutelare i propri metodi disumani ed evitare che altri riflettori siano puntati sulle condizioni di lavoro dei suoi dipendenti, e più in particolare che altri dipendenti si lancino nel vuoto. Cosa pensate abbia fatto il management? Ridotto il numero di ore di lavoro? Istituito pause obbligatorie, o un sistema di rappresentanza del lavoratore per negoziare migliori condizioni di lavoro?

Niente di tutto questo, l’azienda ha installato reti di protezione! Reti da pesca per pescare i dipendenti che cascano dall’alto. No salto nel vuoto, no party!

Reti anti-suicidio alla Foxconn

Il 23 Aprile 2014 invece, Li Jianhua, impiegato di alto livello nella vigilanza finanziaria, dopo aver lavorato tutto il giorno e la notte precedente, appoggia la testa sulla scrivania per morire di sfinimento da lavoro.

L’ente di vigilanza per il quale Li lavorava, la Commissione Bancaria Cinese di Regolamentazione, conduce immediatamente una investigazione per concludere che: “Noi tutti possiamo imparare dal compagno Li Jianhua, che ha sempre avuto ideali e convinzioni, che ha mostrato che egli era un dipendente fedele alla causa del partito e del popolo, che ha fatto una lotta incessante per svolgere il suo lavoro al meglio sacrificando tutto. Lo ha fatto con l’obiettivo di migliorare la qualità del nostro lavoro. Il compagno Li Jianhua ha fatto lunghi straordinari, lavorando di notte e di giorno, mettendo tutta la sua energia e passione nel business della regolamentazione bancaria.

Il compagno Li non è un caso isolato, risulta infatti che il numero di vittime da lavoro in Cina si aggira intorno ai 600,000 annui, un numero a dir poco cospicuo. Questo è un fenomeno così comune che possiede un termine: guolaosi.

Cosa si necessita per convincere una persona che la sua vita serve solo in funzione di un lavoro?

L’abuso! Si chiama abuso. Si chiama Sindrome di Stoccolma, dove ti insegnano ad amare la tua schiavitù e a disprezzare la tua vita e quella dei tuoi cari …ah, Made in China!

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