La società maschilista? Stereotipi e propaganda

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Mentre leggevo una intervista a Silvia Vannucci, la proprietaria di un’azienda vinicola abbastanza nota, l’intervistatore chiede: “Che tipo di sfide, se ce ne sono, lei vede in un’industria – un’industria tipicamente dominate dai maschi in Italia, sono state difficili da superare per una donna”?

Ancora una volta la differenza tra i sessi viene vista come un problema. Ancora una volta la questione della differenza tra uomini e donne viene presentata come: “deve essere difficile per una donna…” Come se l’aspetto saliente e determinante per il successo o per riuscire è l’appartenenza a un genere. Ovviamente lo stereotipo è che un settore è “dominato” dai maschi e quindi è difficile per una donna riuscire. Allora perché non aggiungere tutto un carosello di differenze: giovani e anziani, ricchi e pover, sud e nord, bianchi e neri, laureati e diplomati, di bassa estrazione e di buona famiglia. La verità è che la maggior parte delle persone è abituata a pensare in questo senso, senza però che vi sia un’elaborazione personale della questione. Credo infatti che ci sia un vittimismo diffuso in questo senso.

Il settore vinicolo, non solo non è dominato dai maschi, ma non è dominato in assoluto. Chi ha passione, entusiasmo, volontà, perseveranza ecc. da cimentarsi nella produzione di vino può farlo liberamente (o meno visto che l’Italia non è un paese proprio libero).

Silvia Vannucci infatti, risponde alla domanda: “Io non condivido questa domanda. Oggi in Italia, specialmente recentemente, molte donne sono coinvolte nell’industria del vino. Alcune come manager in ambito commerciale. Io ho un sacco di amiche donne che stanno facendo molto bene in questo settore, quindi non credo che sia una questione di genere, quello che davvero conta è la passione e la forza di volontà – quella di avere successo”.

Ma quante volte dobbiamo ancora sentire delle balle clamorose sulla condizione delle donne nella società occidentale? Per quanti anni ancora sia maschi che femmine dovranno confrontarsi con degli stereotipi come questi?

Per valutare l’effetto del movimento femminista sviluppatosi negli anni settanta servirebbe molto spazio e tempo e certamente un post non basterebbe. Quindi mi limito ad affrontare alcuni punti per portare avanti la tesi che, non solo le donne hanno più diritti degli uomini, ma la cosiddetta differenza tra i sessi è solo PROPAGANDA.

Una degli argomenti più usati dai propagandisti è la violenza a carico delle donne per mano dei maschi, soprattutto la cosiddetta violenza domestica. Quasi tutti gli studi effettuati nel mondo occidentale (US, Canada e Europa) ci dicono che la violenza è prevalente in modo simmetrico tra uomini e donne. Il che significa che le donne sono altrettanto violente quanto i maschi. Marti S. Fiebert del dipartimento di psicologia dell’università della California ha compilato una bibliografia di 275 ricerche compiute sugli abusi. Dati alla mano, Fiebert sostiene che “le donne sono tanto fisicamente aggressive o più aggressive dei maschi nel matrimonio o nella coppia”. Il problema principale quando si parla di abuso maschile è che questo non viene riconosciuto come tale. Raramente i maschi riconoscono di essere abusati. Inoltre spesso la vittima di abusi, se maschio, non viene preso seriamente, per vergogna i maschi non accettano di essere visti come vittime di abuso. Uno studio ha dimostrato, ad esempio, come molti più uomini che donne tendono a non rivelare l’identità dei propri aggressori. Negli Stati Uniti, stando ai dati del Bureau of Justice Statistics, nel 1995 per ogni denuncia di abuso domestico commesso dal proprio patner effettuata da un maschio ve ne erano sei effettuate da donne: il tasso di denuncia quell’anno è stato sei volte maggiore nelle femmine rispetto che nei maschi. Se i dati usati sono quelli relativi alle denuncie allora si ha un dato non realistico.

Cosa dire dello stupro? Anche in questo caso l’idea della donna stuprata dal maschio è una balla. Numeri alla mano sia maschi che femmine subiscono un quasi omologo numero di stupri. Questo perché raramente vengono considerati dati relativi allo stupro di uomini da parte di altri uomini, come nelle popolazioni carcerarie, e perché i maschi non denunciano lo stupro quando effettuato da una donna. Per non parlare di come l’abuso sessuale dei bambini maschi sia stato perpetrato per secoli.

Che dire invece della differenza tra gli stipendi dei maschi e quelli delle femmine, un altro mito? Decisamente si! Secondo lo studio Osservatorio sulla gestione della diversità, dell’università Bocconi la differenza a parità di qualifica e anzianità è del 2% ovvero una percentuale irrisoria. Non esiste alcuna differenza retributiva infatti, solo la tendenza di alcuni a proclamarsi vittima. Molti sostengono che l’accesso ai livelli più alti della piramide gerarchica delle aziende è limitata per le donne. Forse questo non ha a che fare con la discriminazione ma con la capacità e la volontà dei maschi di mettere il loro lavoro al primo posto e dedicarcisi completamente. Nella mia esperienza nel mondo del lavoro, non solo non mi è mai successo di incontrare una situazione esplicitamente sessista dalla parte dei maschi, ma al contrario ho sentito parlare di caratteristiche femminili che rendono l’ambiente di lavoro più efficiente e gradevole. Che dire invece del fatto che il tasso di disoccupazione sia in Italia che negli Stati Uniti sembra investire più i maschi che le femmine?

Quando invece si parla di diritto di famiglia raramente si menziona come questo sia completamente sbilanciato a favore delle femmine. In caso di separazione e divorzio infatti, l’affidamento dei figli non viene quasi mai dato ai maschi, ma sempre alle femmine sostenendo che è nell’interesse del bambino in quanto le madri sono coloro che si prendono cura della prole per prime, mentre i loro maschi, mariti ecc. sono a lavorare facendo quella carriera alla successivamente dovrebbero rinunciare per far spazio alle quote rosa. In Germania, dove lo stato, come in Italia è sovrano, al di fuori del matrimonio il padre non ha diritto alla potestà genitoriale. Proprio così. A meno che non sia la madre a volerla condividere con il padre, allora sarà la madre, per sua intercessione, a riconoscere la potestà genitoriale del padre. Però il padre deve mantenere la madre per i primi tre anni di vita del neonato e deve anche ovviamente mantenere il neonato.

Che dire invece delle morti sul lavoro? Le cosiddette morti bianche? Con la vita di chi sono costruiti gli edifici, le autostrade, le automobili ecc.? Con la vita dei maschi, il numero di donne infatti che muore sul lavoro è il 3%, si solo!

violencemenNel 2010 un inglese ha denunciato la compagnia aerea British Airways perché come pratica aziendale se a un minore ha un posto vicino a un maschio adulto, questi, viene fatto spostare. Così accadde a quest’ uomo con la differenza che egli sedeva vicino alla moglie incinta. Come si può pensare che una persona, solo perché maschio, possa infastidire o abusare un minore?

Come il comico americano Bill Mahler disse durante uno spettacolo: “I valori femminili sono diventati i valori degli americani. La sensibilità è più importante della verità. I sentimenti sono più importanti dei fatti. La fedeltà è più importante dell’individualità. I bambini sono più importanti delle persone. La sicurezza è più importante del divertimento. Sento spesso le donne dire ‘gli uomini sposati vivono più a lungo’. È vero, i gatti da appartamento pure”.

Concludo con uno degli esempi più eclatanti di come un comportamento se perpetrato ai danni del maschi è visto diversamente che se perpetrato sulle femmine. In occidente infatti si condannano senza appello le orrende pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili come l’infibulazione. Tuttavia nessuno si rende conto di come la circoncisione sia un’orrenda pratica di mutilazione genitale maschile, ma se è un maschio chi se ne frega!

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