La scuola non serve per socializzare

La scuola non serve per socializzare

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Ogni volta che parlo della mia intenzione di non mandare mio figlio a scuola, ma tenerlo a casa e fare quella che viene definita homeschooling (scuola casalinga) ottengo un coro di rimprovero e critica. La critica principale che mi viene rivolta, e nella maggior parte dei casi in modo piuttosto veemente, è che la scuola è importante per socializzare: la scuola è in realtà una scuola di vita. E poi, chi mi da il diritto di privarlo della scuola? A scuola non si impara solo la lezione ma anche a “vivere”, ovvero a relazionarsi con altri e con situazioni, difficoltà e frustrazioni.

Purtroppo quest’ultimo punto è vero ma non nel senso in cui la maggior parte dei pappagalli ripete.

Forse per via del fatto che sono una persona impulsiva, ma quando sento questi argomenti mi bolle il sangue nelle vene. Non perché mi sento personalmente attaccato o perché non ricevo riscontri positivi alle mie idee o perché non ho il supporto degli altri ma per la diffusa e pervasiva ignoranza che le persone hanno che culmina in una stupidità assurda e ottusa. Tale stupidità mi lascia solo e sgomento. Non perché tutti credono in una menzogna questa diventa vera. Seppure ci fosse un solo uomo sulla terra a sostenere la verità questa non si piega al numero di quelli che la rifiutano.

Forse chi legge questo post e pensa che la scuola “serve” può sentirsi offeso o toccato. Ma permettete che ve lo dica in modo molto umile e sereno, vi state crogiolando nella vostra ignoranza, non offendetevi è la verità e non prendetevela con me, io sono solo un messaggero. Prendetevela con voi stessi piuttosto, perché essere ignoranti nell’età dell’informazione significa voler essere ignoranti; per cui non vi scaldate quando qualcuno ve lo fa notare, siete ottusi e vi sta bene così. Quando recitate a pappagallo la stupidaggine della socializzazione in realtà non avete mai riflettuto un momento su quello che state dicendo e tanto meno vi siete mai presi la briga di andare a ricercare la scuola dell’obbligo, come nasce, da quale filosofia, a opera di chi, a discapito di chi e a vantaggio di chi. In altre parole non sapete un tubo ma volete fare i saccenti. Pensate che le vostre opinioni sono vostre e guai a chi ve le tocca, quando in realtà sono state sapientemente piantate nella vostra zucca.

State tranquilli non vi voglio solo insultare, cosa che comunque mi da la possibilità di ristabilire un ordine naturale delle cose, ma vi spiego anche il perché lo faccio. Tenete a mente che non vi racconterò le mie opinioni ma fatti che sono ampiamente documentati.

Nel 1806 a Jena in Germania che all’epoca era la Prussia, si combatté una dura battaglia ricordata appunto come la battaglia di Jena. Da un lato vi era l’esercito del re Federico Guglielmo III di Prussia e dall’alto quello di Napoleone. Per chi ricorda la storia l’esercito non professionista di Napoleone batté pesantemente l’esercito prussiano composto di soldati professionisti. Per un regno come quello prussiano la cui industria principale era quella bellica non fu un bel momento. Così l’elite prussiana cercò una ricetta per riparare la sconfitta ed evitare che ciò accadesse di nuovo, ricetta che gli fu fornita da un intellettuale. Due anni dopo infatti il filosofo tedesco Fitche scrisse i “Discorsi alla nazione tedesca” nella quale e CITO, non me lo sto inventando, andatevi a cercare Fitche: Se si vuole influenzare [lo studente], è necessario fare di più che limitarsi a parlare con lui, lo si deve modellare, e modellarlo in modo tale che egli semplicemente non può desiderare o volere altro che ciò che tu vuoi che lui desideri. Provo a parafrasare: se si vuole preparare i giovani per essere delle RISORSE UMANE si deve fare in modo che ciò che questi desiderano è ciò che NOI (l’elite) vogliamo che essi desiderino.

Come scrive John Taylor Gatto in “L’incubo della scuola pubblica”: In effetti (Fichte) disse al popolo prussiano che la festa era finita, che la nazione avrebbe dovuto trasformarsi attraverso una nuova istituzione utopica di scolarizzazione forzata in cui ognuno avrebbe imparato a prendere ordini. Con queste premesse la moderna scuola dell’obbligo iniziò in Prussia nel 1819 con una chiara visione di ciò che la scuola avrebbe dovuto fornire: soldati obbedienti all’esercito; lavoratori obbedienti alle miniere; dipendenti pubblici ben subordinati al governo; impiegati per l’industria ben subordinati; CITTADINI CHE LA PENSANO ALLO STESSO MODO SU QUESTIONI IMPORTANTI. (Come appunto la scuola stessa) La scuola deve creare un consenso nazionale artificiale su questioni che sono state precedentemente stabilite dall’elite. Vi faccio un esempio banale, le piramidi! Voi direte: “che c’entrano le piramidi”? Se vi chiedo cosa sono le piramidi, voi pappagalli mi direte che vennero costruite dagli egiziani come mausolei per i faraoni. Solo pochi sanno che tutto ciò non è vero. Infatti non solo non esiste un solo geroglifico che parla di come e quando sono state costruite. Ma neanche mai una sola mummia è stata trovata dentro una piramide e tanto meno una sola inscrizione funebre. Data questa mis-concezione com’è possibile capire in che modo le piramidi hanno rilevanza con la nostra vita? Ora se invece di piramidi parliamo di unità d’Italia, debito pubblico, piuttosto che i vaccini, idealismo o la struttura dell’atomo e dell’universo, il punto rimane invariato: che c’entrano queste cose con la nostra mappa della realtà e come queste cose influenzano le decisioni fondamentali per la nostra vita?

Quindi quando pensate che la scuola serve a socializzare state ripetendo quello che l’elite vuole che voi pensiate. In altre parole vi mettono le catene e poi difendete il diritto di avere le catene. Se state cominciando a capire state anche cominciando a capire che forse non vi ho insultato abbastanza.

In “Dumbing Us Down” – The Hidden Curriculum of Compulsory Schooling, (pubblicato nel 1992) Gatto scrive le sette lezioni che gli insegnanti veramente insegnano ai loro alunni:

  • Confusione: Tutto quello che insegno è fuori contesto. Io insegno la non-relazione di tutto. Io insegno disconnessioni. Insegno troppo: l’orbita dei pianeti, la legge dei grandi numeri, la schiavitù, gli aggettivi, disegno architettonico, che cosa hanno a che fare ognuna di queste cose con le altre? Significato, non fatti scollegati, è ciò che gli esseri umani sani cercano, e l’istruzione è un insieme di codici per l’elaborazione di dati grezzi un contenuto dotato di significato. Io insegno agli studenti come accettare la confusione come il loro destino. Questa è la prima lezione.

Significa che insegnare le “materie” equivale a creare una frattura nella mappa del mondo che i giovani si accingono a produrre nella propria mente. Significa scollegare il significato delle cose in modo da creare un mondo privo di significato. Che c’entra la storia con la matematica e la grammatica e la scienza e tutte queste cose con la mia vita? Chiedete ad un alunno il senso di qualcosa significa e che importanza ha quella cosa nella sua vita. Vi guarderanno come se aveste parlato un’altra lingua.

  • Posizione di classe: Io insegno che gli studenti devono rimanere nella classe a cui appartengono. Non so chiha deciso che i miei ragazzi appartengono a una specifica classe, ma questo non è il mio lavoro. Se faccio bene il mio lavoro, i ragazzi non possono nemmeno immaginarsi altrove perché io ho mostrato loro come invidiare e avere paura di classi migliori e come avere disprezzo per le classi peggiori.

Mettiamo i ragazzi in una una stanza assortiti per data di produzione, che significa data di nascita, in modo completamente scollegato dalle caratteristiche di ogni individuo. Quali sono i suoi interessi, il suo grado di sviluppo mentale e morale. Estrazione socio-economica ecc. Una volta assegnati ad una classe il messaggio è: tu appartieni a quella classe, oggi. Domani apparterrai alla categoria degli impiegati o dei lavoratori di fatica. Se sei un operaio mai potrai essere qualcos’altro. Strano che la natura si è presa la briga di farci tutti diversi e noi vogliamo che i nostri ragazzi si omologhino. Come disse Silvano Agosti, parafrasando: se i ragazzi sono come alberi la scuola li trasforma in pali della luce, tutti uguali e privi di vita.

  • Indifferenza: Insegno ai ragazzi a non preoccuparsi troppo di niente, anche se vogliono far sembrare invece che ci tengono. Lo faccio chiedendo che diventino totalmente coinvolti nella mia lezione, saltando su e giù nelle loro sedie con anticipazione, e competere in modo vigoroso tra di loro per il mio favore. Ma quando suona il campanello insisto che lascino qualsiasi cosa stessero facendo per procedere rapidamente alla successiva stazione di lavoro. Niente di importante è mai finito nella mia classe, né in qualsiasi classe che io conosca.

Come dice Gatto gli insegnanti chiedono attenzione ai loro allievi e se questi si distraggono usano metodi più o meno violenti per pretendere la loro attenzione. Poi quando la campana della catena di montaggio suona devono smettere di prestare attenzione per fare altro che gli viene chiesto. Questa volta devono prestare attenzione alla storia. Ovviamente non c’è relazione tra le cose alle quali devono prestare attenzione, come abbiamo già visto nel punto numero uno.

  • Dipendenza emotiva: Con segni di penna e scritte in rosso, con sorrisi e sguardi accigliati, con premi, onori e disonori, insegno ai ragazzi a rinunciare alla propria volontà in favore della predestinata catena di comando. I diritti possono essere concessi o negati da qualsiasi autorità, senza appello, perché i diritti non esistono all’interno di una scuola. L’individualità è una contraddizione della teoria di classe, una maledizione per tutti i sistemi di classificazione.

I ragazzi non possono sviluppare la capacità di auto-regolamentazione e auto-affermazione se c’è sempre qualcuno che fa queste cose al posto loro. Come può un individuo sviluppare la capacità di fare delle scelte e di decidere autonomamente chi è, come individuo, se c’è sempre qualcuno che toglie loro la possibilità di farlo?

  • La dipendenza intellettuale: Gli studenti bravi aspettano un insegnante che dica loro cosa fare. Questa è la lezione più importante di tutti: dobbiamo aspettare altre persone, meglio addestrate di noi, per ricevere il significato della nostra vita. L’esperto fa tutte le scelte importanti. Gli studenti di successo pensano ciò che gli viene assegnato con un minimo di resistenza e un decente spettacolo di entusiasmo. Brave persone aspettano un esperto che dica loro cosa fare. Non è certo un’esagerazione affermare che tutta la nostra economia dipende dall’apprendimento di questa lezione. L’intrattenimento commerciale di tutti i tipi, compresa la televisione, scemerebbe se la gente imparasse come costruire il proprio divertimento (invece che aspettare che qualcuno lo faccia per loro). Ristoranti, l’industria della preparazione del cibo, e tutta una serie di altri servizi alimentari assortiti sarebbero drasticamente ridimensionati se la gente tornasse a fare i propri pasti, piuttosto che dipendere da estranei per piantare, raccogliere, tagliare e cucinare per loro.

Mai sentito parlare di “governo tecnico”? Come quello di Mario Monti. Quando il governo “normale” non sa più fare le scelte giuste allora serve un governo tecnico. Serve un governo di persone che SANNO cosa devono fare. Lo sanno perché sono esperti. Lo sanno in contrapposizione a te che non sai! Ma ogni decisione è una decisione politica. È grazie alla dipendenza intellettuale se abbiamo un sistema monetario completamente asservito al potere dei banchieri. Ma tu, persona media non ti preoccupare, tu non sai, non sei preparato, i tecnici si invece. Loro sanno, per cui lascia fare a loro il lavoro di testa e tu continua a lavorare come un mulo e a pagare le tasse.

  • Autostima temporanea: Se avete mai provato a mettere in riga bambini i cui genitori li hanno convinti che saranno amati a dispetto di qualunque cosa, sapete quanto impossibile sia conformare l’animo di bambini sicuri di sé. Il nostro mondo non sopravviverebbe molto a lungo ad una marea di persone sicure di sé. Così io insegno che il rispetto di sé deve dipendere dall’opinione di un esperto. I miei ragazzi sono costantemente giudicati e valutati. Un rapporto mensile viene inviato a casa per stimolare per suscitare approvazione o segnare esattamente, quanto insoddisfatto un genitore dovrebbe sentirsi del proprio figlio. L’autovalutazione, ovvero la base di ogni grande sistema filosofico che sia mai apparso sul pianeta, non è mai considerata un fattore. La lezione che viene dalle pagelle, voti, e test è che i bambini non dovrebbero fidarsi sé stessi o dei loro genitori, ma devono invece basarsi sulla valutazione di funzionari certificati. La gente ha bisogno di sentirsi dire da altri quello che uno vale.

Che dire poi del fatto che molto spesso l’atmosfera familiare e la stima che i genitori nutrono per i propri figli viene mediata dalla valutazione e dall’opinione degli insegnanti? Immaginate se il vostro capo o superiore ogni volta che fosse scontento di voi inviasse una lettera a vostra moglie o a vostro marito? Si sente spesso dire che le famiglie devono supportare la scuola a casa controllando i compiti ecc. La famiglia diviene un’estensione della scuola, così quando questa lo richiede i bambini vengono sottoposti ad uno stalking emotivo da parte dei familiari. Purtroppo i bambini e i ragazzi non si possono difendere.

  • Non ci si può nascondere: Io insegno agli studenti che sono sempre osservati, che ciascuno è sotto costante sorveglianza da me e i miei colleghi. Non ci sono spazi privati per i ragazzi. Non c’è tempo privato. Io assegno un tipo di scolarizzazione estesa, chiamata compiti a casa“, in modo che l’effetto della sorveglianza, se non il controllo in sé, si estende alle abitazioni private, dove gli studenti potrebbero altrimenti utilizzare il tempo libero per imparare qualcosa di non “autorizzato” dal padre o dalla madre, attraverso l’esplorazione o l’apprendimento da qualche persona saggia che vive nel quartiere. I bambini devono essere strettamente sorvegliati se si vuole mantenere la società sotto uno stretto controllo centrale.

In conclusione, la scuola fornisce un ambiente dove i bambini vengono socializzati, ma non al tipo di socializzazione alla quale i genitori ingenuamente e falsamente pensano, ovvero imparare a “stare con gli altri”, ma essere socializzati ad essere quelle “risorse umane” necessarie all’elite affinché nessuno si rivolti allo status quo. Ma siccome i genitori per primi sono passati attraverso quel sistema di socializzazione forzata non sono più in grado di capire quale danno fanno ai loro figli mandandoli a scuola. È un pò come la sindrome di Stoccolma.

In inglese il banco di pesci si dice “school of fish” (scuola di pesci). Se avete mai visto delle riprese sottomarine di un banco di pesci saprete come appare. Come un unico organismo. La sopravvivenza di un singolo pesce si basa sulla sua capacità di stare nel banco e muoversi all’unisono con gli altri. Se la scuola deve trasformare i bambini in un banco di pesci, allora li trasforma in individui privi della propria individualità e auto-determinazione.

Che dire poi del puro rendimento scolastico e curricolare? Tutti gli studi che sono stati condotti danno sempre lo stesso risultato: i ragazzi che fanno homeschooling hanno un miglior rendimento, ovvero sono più preparati e hanno risultati migliori ai test usati per misurare il rendimento. E non un pò migliori, ma nettamente migliori.

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