VIDEO – Le ragioni contro il suffragio universale

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Ciao a tutti. Quante volte avete sentito dire che il suffragio universale è stata una conquista per la civiltà e un necessario passo verso la democrazia. Ma è davvero così? Cosa implica votare?

Noi scegliamo uno o più candidati, di fatto una lista di candidati, che se eletti siederanno poi in parlamento e ci rappresentano, ovvero fanno le nostre veci, esprimendo le nostre preferenze. Si tratta in effetti in tutto e per tutto di uno scambio. Io ti voto a patto che… Ma come arriviamo a fare questa scelta? Quali sono le leve psicologiche sulle quali i candidati fanno forza per ottenere il nostro voto.

Durante la campagna elettorale, con slogan, poster, dibattiti, proclami e programmi politici ci viene spiegato cosa i vari partiti e candidati vogliono portare avanti durante il loro mandato, quali sono le loro opinioni, i loro valori, le cose in cui credono.

Per ottenere il nostro voto hanno bisogno del nostro consenso. Tuttavia l’etimologia della parola consenso è: l’adesione alla volontà altrui. Ma chi è che aderisce alla volontà di chi? Siamo noi che votiamo che aderiamo alla loro volontà o sono loro che aderiscono alla nostra?

Un politico fa delle promesse attraverso una serie di argomenti e affermazioni con quali la maggior parte persone è d’accordo. Meno tasse – per tutti, più posti di lavoro, protezione dell’ambiente, stimoli per la crescita economica, incentivi per la famiglia, soldi alla scuola.

Così il politico cerca di convincere i suoi elettori a votarlo sulla base di questi proclami. Ovviamente tutto questo non ha nulla a che fare con quello che il politico intende fare con il suo mandato. Ma in qualche modo ci deve convincere delle sue idee, che poi sono le nostre.

La Grecia in piena crisi economica ha votato il giovane Tsipras il quale ha promesso, “basta austerità, basta farci dettare le condizioni dall’Europa o dalla Germania”.

Poi come al solito qualche mese dopo le cose sono esattamente come erano prima. Tsipras ha infatti ratificato le misure di austerity come hanno fatto i suo predecessori. E i greci sono di nuovo in piazza. Purtroppo però la piazza alla fine vota sempre per barabba.

Infatti tornando al voto oltre ai proclami e alle promesse c’è un altro aspetto sul quale i politici fanno leva, non si tratta solo di convincerci con argomenti logici e razionali. Perché se da un lato fanno appello alla nostra ragione dell’altro sanno che il popolo è bue, bove o pecora e quindi fanno appello ai nostri sentimenti, alle nostre emozioni e alla nostra vanità.

Quando votiamo qualcuno lo facciamo anche per le sue apparenze, il sorriso smagliante, la fama, lo status oppure il suo aspetto amichevole o professionale.

Come qualche maschilista ha detto l’estensione del suffragio alle donne ha reso le elezioni un concorso di bellezza. Personalmente credo che sia vero ma che valga per entrambi i sessi.

Quando votiamo sulla base delle nostre emozioni non stiamo facendo una scelta logica e razionale. Se una scelta non è logica e razionale allora deve necessariamente essere illogica e irrazionale.

Quando decidiamo che ci piace più una carta da parati o un’auto o un telefono, non facciamo una scelta esclusivamente economica, scegliamo ciò che ci piace. Perché no? Perché dovremmo scegliere di comprare qualcosa che non ci piace? Sono i nostri soldi, il frutto del nostro lavoro.

Al contrario scegliere un politico o un partito dovrebbe essere una scelta esclusivamente razionale e logica. Perché non ha importanza che faccia hanno i nostri rappresentanti, ciò che importa è che facciano delle scelte nei nostri interessi.

In ogni civiltà, popolo, nazione o tribù, c’è sempre stato un momento che ha segnato il passaggio delle nuove generazioni nell’età adulta. Ciò perché i bambini non sono maturi per fare tutte le scelte per la loro sopravvivenza. Infatti deve essere loro garantito un periodo nel quale crescere, maturare e fare tutte le esperienze necessarie per diventare adulti, il che include fare errori ecc. Votare anche si acquisisce infatti con la maggior età.

Tuttavia c’é una particolare categoria di riti di passaggio che sono definiti di iniziazione. Questi sono legato al superamento di una o più prove. Il superamento di tali prove garantisce tale passaggio. Che si tratti di una prova di coraggio, come nelle tribù indiane, o di conoscenza come l’esame di maturità, non importa, si tratta di un momento di prova e verifica, che sta a dimostrare che una persona possiede i necessari requisiti, ovvero la “maturità” per fare determinate scelte o avere determinate responsabilità personali e professionali.

Ora dal momento che il voto determina il futuro del paese e praticamente tutto nelle nostre vite, non sarebbe forse il caso che a votare siano persone che hanno gli strumenti mentali per comprendere ciò che stanno facendo?

Se per guidare un auto abbiamo bisogno di superare non uno ma tre esami, al fine di garantire l’incolumità e la sicurezza, come mai per votare è sufficiente avere respirare?

Se votassero solo persone in grado di comprendere concetti come l’etica e la morale non lascerebbero mai dei condannati andare a sedere in parlamento.

Beppe Grillo tempo fa lanciò un’iniziativa chiamata parlamento pulito, tesa appunto ad eliminare dal parlamento persone con condanne definitive. Ma io vi chiedo: si può avere un parlamento pulito e una popolazione “sporca?”

Fintanto che avremo persone che non sono in grado di comprendere cos’è l’etica e la morale e di conseguenza non vivono secondo l’etica e la morale non avremo un voto etico e morale. Non si può pulire il parlamento e lasciare il resto sporco.

Forse è il caso che sottoponiamo il voto a un rito di passaggio, previa iniziazione e superamento di prove, nelle quali o si dimostra la capacità di pensare e la comprensione dell’etica e della morale e di valori come l’integrità o altrimenti non si vota. Non importa l’età, il sesso, l’appartenenza razziale o etnica.Così non avremo bisogno di un parlamento pulito quando un politico non convincerà nessuno dicendo “Meno tasse per tutti”.

Concludo con una citazione del romanzo di Umberto Eco “il Cimitero di Praga”, nel quale ad uno dei personaggi, riferendosi a Napoleone, fa dire: Capite? Riuscire a realizzare il dispotismo grazie al suffragio universale! Il miserabile ha compiuto un colpo di stato autoritario appellandosi al popolo bue! Sta avvertendoci di come sarà la democrazia di domani. Che in altre parole è la democrazia di oggi.

 

 

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